valentina rodolfi

Quante volte in questi anni mi sono trovata a fare una cosa che non mi sarei mai aspettata di fare (non così tante volte almeno): aiutare i figli a richiamare i genitori all’ordine.
All’ordine di ruoli, di funzioni, di adultità e responsabilità.
Quante volte ho visto splendidi, meravigliosi giovani donne e uomini, nel pieno della loro energia propulsiva e vitale piegarsi alle richieste affettive e spesso moralmente, anche se mi auguro “inconsciamente”, ricattatorie dei loro stessi genitori.
“Cresci abbastanza per occuparti di me, per divenire il mio di genitore: amami, consolami, sostienimi, comprendimi, aiutami, sii mediatore nel mio rapporto di coppia, confidente dei miei segreti più intimi ma resta anche piccolo, tenero abbastanza per ricevere ancora amore fisico, per farmi le coccole come quando eri bambino, per dormire con me, non mi abbandonare, resta per sempre con me, se non tu che sei figlio chi altri?”
Quanto è sconcertante, disorientante, doloroso, guardare questi ragazzi barcollare, altalenare tra una posizione e l’altra, sentirsi in colpa per essere ormai troppo grandi per certe cose e vergognarsi per non riuscire mai realmente a crescere.
Quanta paura c’è in questi giovani nel solo pensiero di ferire i propri genitori, anzi, di poterli distruggere con un solo movimento evolutivo di troppo. Genitori immaginati e pensati come creature fragilissime, incapaci di incassare i colpi inevitabili inferti dall’osservare impotenti il proprio figlio diventare uomo o donna.
Ed è allora che i ragazzi devono essere aiutati a riappropriarsi del loro status di figli, che devono essere sostenuti nella loro possibilità di chiedere, o meglio, di pretendere di essere ciò che sono, di puntare i piedi di fronte a richieste improprie di accudimento da parte di chi, per natura e per legge dovrebbe invece accudire.
Certo non è semplice, perchè la sensazione è che in gioco ci sia la valuta più preziosa, l’amore dei genitori. E allora se “il padre non può più essere ucciso” come avrebbe detto Freud diventa almeno necessario tentare di rimettere a fuoco l’amore per se stessi, per la propria di vita e sottolineare come crescere e divenire non può mai, in nessun caso, essere un movimento distruttivo per l’amore.

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